giovedì 22 settembre 2011

Coppie e fallimenti d'amore

Come e perche' lo psicologo vi puo' aiutare


Le coppie che si presentano in terapia sono spesso avvilite e disperate, dopo anni di litigi e incomprensioni, ricevuto l'ennesimo scossone, uno dei due si arrende e cerca di abbandonare la nave che affonda, mentre l'altro cerca ancora - o per la prima volta seriamente! - di salvare la coppia.

La convinzione che spesso vede distanti i partner e' sulla recuperabilita' del rapporto, e non solo, anche sulla bonta' di questo rapporto, ovvero non solo recuperare ma migliorare, altrimenti meglio "soli che male accompagnati". Se uno dei due e' convinto definitivamente che il partner non lo/la fara' mai felice, recarsi in terapia spesso e' solo un atto formale, dovuto al compagno/a per dimostrare di aver tentato tutto!

Eppure anche nei casi disperati, la terapia puo' servire moltissimo!

Spesso infatti le coppie raccontando la loro storia, dagli esordi ai piu' recenti sviluppi, descrivono la parabola dell'amore dall'apice fino all'inferno, evidenziando una scelta del partner "viziata", modalita' rigide nella coppia, ripetizioni infinite di atteggiamenti non funzionali, eredita' psicologiche familiari che ostacolano la vita di coppia. Insomma, se la storia va a finire male, non dipende solo " dagli errori del partner", ma da un modo disfunzionale di stare in coppia, da errori di base che influenzano e determinano la malriuscita del rapporto, per sempre. Come in un addizione, se cambiamo solo l'ordine degli addendi, il risultato non cambia. Quindi anche il futuro sara' uguale al passato, perche' ogni individuo che non comprende le difficolta' ed errori del passato e del presente, tendera' a riprodurre gli stessi scenari nel futuro.

Quando le persone che mi consultano mi chiedono se vedo un futuro per la loro coppia, rispondo sempre che il futuro e' il frutto del lavoro fatto nel presente:" raccogliete quello che seminate". Se il presente e' triste e disperato, evidentemente la coppia, ai giri di boa fondamentali, si e' persa, scegliendo percorsi sbagliati e perdendo terreno nei confronti del tempo e della vita.

Ma comprendere il senso del percorso fatto dalla coppia, consente di raggiungere 3 obbiettivi:

1) ristabilire un rapporto rispettoso e sereno con il partner, preludio ad una riconciliazione ma anche condizione necessaria per una separazione civile e amichevole;
2) comprendere quegli "errori di impostazione che tendono a far crescere sempre l'albero storto", ovvero gli schemi mentali, le aspettative, l'immagine di noi stessi e degli uomini/ donne, che incanalano il rapporto sempre su un binario morto;
3) entrare in contatto profondo con se stessi, in modo da " percepire chiaramente cosa voglio e come ottenerlo", senza tabu' o giudizi colpevolizzanti, senza nascondersi dietro il partner "capro espiatorio" dei nostri insuccessi, piuttosto prendendo in mano il proprio destino.

Il terapeuta conduce le coppie alla ricerca delle origini, per mostrare ad entrambi che ogni evento della loro storia e' stato direzionato - quasi inconsapevolmente - al fine di :

1)autenticare aspettative inconsce,
2) allontanare antiche e profonde paure
3)soddisfare un occulto mandato familiare.

Un esempio di aspettativa inconscia e' quando una donna, gelosissima del marito farfallone, scopre di aver scelto quel partner perche', prevedendo che prima o poi tutti gli uomini lascino le mogli, meglio scegliere un uomo che molto evidentemente ha atteggiamenti abbandonici, cosi' quando accadra', la delusione sara' minore.

Un esempio di scelta del partner
quando lui/lei viene scelto perche' e' rassicurante di contro alla paura di essere lasciati, quando lui/lei protegge il compagno/a dalla paura della depressione, oppure quando il partner promette una sicurezza economica di contro alla paura della poverta', o quando lui/lei ha un eta' ben inferiore al partner allo scopo di allontanare la paura della vecchiaia e della morte, e cosi' via.

Piu' complicato ma sempre presente e' il meccanismo del mandato familiare da soddisfare, gli esempi sarebbero innumerevoli, come questi tipici:

" sii una donna amazzone, usa l'uomo e poi sottomettilo, allontana la femminilita' " oppure

"sposati e fai figli ma ricorda che la tua unica famiglia siamo noi, i tuoi genitori, quindi prima o poi dovrai tornare a casa" oppure

"il matrimonio e' un atto sociale e formale, i sentimenti non vi appartengono, quindi cerca l'affetto altrove" e via dicendo.

E' chiaro che, con queste premesse occulte nella testa e nel cuore, la coppia diventa un campo di battaglia tra presente e passato, tra famiglie ormai scomparse e famiglie attuali mai nate, il fallimento non e' casuale, anzi, e' il frutto di un lavoro sottile che ha origine nell'infanzia.

Con l'aiuto del terapeuta queste storie si mostrano, si spiegano e danno un senso alla incomprensibile incomunicabilita' della coppia, alla tendenza distruttiva nonostante la volonta' costruttiva; inoltre con queste informazioni e' possibile finalmente comprendere dove gli individui vogliono realmente andare e come arrivarci, qualunque sia la meta essa e' raggiungibile perche' nessuna forza inconscia vi si oppone, la luce del sole "a scopo di allontanare antiche paure", accade rischiara tutti i meccanismi mettendo la coppia in condizione di ri-costruirsi con presupporti nuovi, funzionali alla crescita e scevri da antiche influenze.

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lunedì 29 agosto 2011

Sede per appuntamenti

Ricordo a tutti la sede dove ricevo per appuntamenti :


Dott.ssa Gaia Camporeale - Terapia Familiare
Via Manzoni, 26/b
80126 Napoli NA
Italia
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martedì 2 agosto 2011

Arriva l'estate, con essa la paura di viaggiare, volare e altre fobie

Come capirne lʼorigine e affrontarle

Sembra strano che uno dei momenti piuʼ attesi dellʼanno, la vacanza estive, faccia esplodere tutta una serie di paure, latenti durante lʼanno. Eppure eʼ cosiʼ, la paura di viaggiare, in macchina ma anche in treno, aereo, nave, si scatena con ansie anticipatorie e tachicardia costante.
Al solo pensiero dellʼautostrada infuocata, del charter che ci aspetta in pista o dellʼacqua che ci separa dalla meta estiva, molte persone - uomini e donne - hanno pensieri funesti, di tragedie annunciate e difficoltaʼ insormontabili.
La fantasia prende il sopravvento, gli scenari sono spaventosi, in testa cʼè solo la paura di morire, e quindi altro che vacanza!

La prima cosa da evidenziare è che queste paure incontrollabili possono presentarsi allʼimprovviso, senza apparente motivo, anche dopo anni di viaggi sereni e felici; non sono legati quindi alla novità del mezzo di locomozione, nè ad eventuali traumi legati al mezzo stesso: avere paura dopo un atterraggio di emergenza è prevedibile, dopo un incidente dʼauto o in treno comprensibile, ma la fobia è decisamente cosa diversa.

Innanzitutto i sintomi sono diversi: inizialmente pensieri ossessivi per avere il controllo della situazione - "che faccio se perdo il passaporto, se dimentico le chiavi di casa, se entrano i ladri ecc..." ne sono una dimostrazione! - poi una serie di sintomi fisici che vanno dall'ansia al terrore, dal batticuore alla tachicardia, dal desiderio di scappare alla fuga vera e propria, fantasie di morte che portano in extremis anche allo svenimento o stato di shock.

E anche le condizioni che scatenano i sintomi sono apparentemente comuni e innocue, ovvero il nostro corpo, gia' in preallarme, reagisce con violenza a stimoli "normali" quali la notizia in televisione che parla di viaggi andati male, oppure un piccolo rumore avvertito in viaggio diventa il segnale premonitore del prossimo disastro.

Essere cauti, attenti, previdenti va benissimo, ma l'ansia fobica di cui parliamo non serve a metterci al riparo da inconvenienti spiacevoli, piuttosto esprime due cose:

1) ci siamo avvicinati al viaggio con ansia, stress e stanchezza fisica, e con lo spirito del soldato che va alla guerra, una costrizione alla quale ci si sottopone malvolentieri!


2) ci sentiamo a disagio fuori dal nostro contesto, casa e lavoro, famiglia, posti noti, insomma non abbandoniamo volentieri la tana, perche' ci si aspettiamo solo il peggio dal mondo esterno!

Questi improvvisi attacchi d'ansia, paure incontrollabili e simili, servono a metterci al riparo da eventi potenzialmente destabilizzanti! Facciamo qualche esempio estremo.

La vacanza estiva rappresenta spesso il momento del "piacere", o perlomeno stimola le fantasie legate ad ogni tipo di piacere, da quello sessuale a quello affettivo o di puro divertimento, e quindi una giovane ragazza in viaggio con il nuovo fidanzatino potrebbe cercare, grazie alla fobia, di tirarsi indietro rispetto ai propri desideri sessuali, oppure evitare esperienze pericolosamente divertenti che la fuorvierebbero dal suo bisogno di
autocontrollo. Come la timida ragazza teme di esplorare il mondo del piacere cosi' una donna insoddisfatta potrebbe temere la liberta' e il contatto sociale, che normalmente controlla nel suo ambiente, e che in situazioni nuove potrebbero stimolare pensieri e desideri sopiti.

Discorso simile per gli uomini, che spesso rifuggono da viaggi e spostamenti perche' temono di trovare fuori casa cio' che non hanno e che invece desiderano, ovvero temono "di amare la liberta' e desiderare di fuggire via". Per molti uomini scatta anche l'ansia da " adesso dipende tutto da me", ovvero temono che qualsiasi inconveniente accada richieda il loro intervento, e quindi la paura di non essere all'altezza. Nell'idea di dover pensare a tutto e tutti, la vacanza comporta troppe variabili incontrollabili, quindi meglio limitarla nel tempo e nello spazio. Sempre lo stesso albergo, stessa localita', in tempi non affollati, dopo aver controllato meteo, previsioni e bollettini, con l'ansiolitico in tasca e con il pensiero "..tanto e' solo per una settimana". Spesso sono persone che temono il contatto sociale, trovarsi a stretto contatto con estranei gli crea disagio, tensione e aggressivita' mal celata.

Il primo passo da fare per risolvere queste ansie e' RICONOSCERLE, ovvero ammettere con se stessi che il sintomo ci protegge da desideri, pensieri e fantasie considerate inaccettabili o spaventose.


Poi bisogna esaminare queste fantasie e paure annesse, capire se sono determinate da fattori attuali - ad es. legate ad un matrimonio in crisi - o legate al quando inconsapevolmente abbiamo appreso messaggi del tipo :

"...non divertirti troppo e pensa sempre a mamma e papa' soli a casa a litigare..."

oppure

"...se ti allontani ti accadra' qualcosa di terribile, solo a casa sei al sicuro..."

"...siamo sempre rimasti tutti a casa insieme, perche' adesso ci tradisci e cerchi altro?"

E cosi' via, tante ansie servono ad esaudire richieste, implicite o esplicite, di chi ci circonda, e allo stesso tempo ci sollevano dalla responsabilita' di affrontare le nostre e altrui paure. Quando queste connessioni sono svelate, ognuno puo' cercare una strategia piu' sana ed efficace per "conversare con la paura e venire a patti con essa".
Allora partire non sara' piu' percepito a livello profondo come tradire, abbandonare, dimenticare, rendersi indipendenti a scapito di qualcun'altro, contraddire richieste regole, ma piu' semplicemente come seguire la propria natura di uomini/donne liberi di esplorare e fare esperienza.

lunedì 30 maggio 2011

Assistere un malato oncologico...

Assistere un malato oncologico, come affrontare la malattia senza annegarci dentro !


Da una ricerca avviata nel nostro Paese, così come a livello internazionale, si e' saputo che l’assistenza ai malati di cancro è in gran parte a carico degli informal caregiver, ovvero coloro che accudiscono questi pazienti non appartengono al mondo sanitario, anzi, sono quasi sempre dei familiari(1). Uno studio condotto sulla popolazione italiana rileva che il 92% del campione studiato è stato assistito da un informal caregiver negli ultimi mesi di malattia. Nello specifico tra i 1.271 caregiver che hanno partecipato all’indagine, il 46% è un figlio, il 31% il coniuge, il 20% un altro parente o un amico e solo nel 3% dei casi una figura sanitaria (1). 

Cosa significa assistere un malato oncologico? Troppe, tante cose. 

  

giovedì 26 maggio 2011

Organizzare le vacanze estive, come regalarsi un momento di benessere

Quest'anno voglio suggerire a tutti i miei clienti di affrontare le vacanze estive con spirito nuovo, per non incorrere nei soliti programmi stressanti che alla fine non accontentano nessuno. Osservate i piu' giovani quando organizzano le loro vacanze: innanzitutto sanno quello che desiderano, e cioe' fare cose nuove e divertenti, dedicarsi a se stessi ma in buona compagnia, con amici e partner. Il concetto e' questo, dopo un anno di lavoro e corse tra casa, scuola e lavoro, tutti abbiamo il diritto a dedicarci un po' a noi stessi, staccare la spina dalla quotidianita' e ricaricarci. Come ci si ricarica? Se non sappiamo rispondere a questa domanda, il problema e' piu' grosso di quanto crediamo.

Scavate, cercate dentro di voi, e troverete la risposta. A questo punto, scatteranno i classici meccanismi di resistenza, mascherati da giustificazioni pseudo-ragionevoli, del tipo "...adesso ci sono i bambini, il tempo e' poco, i soldi anche, soffro la macchina, la nave, l'aereo..."
Mille difficolta' rendono impossibile anche solo pensare di fare qualcosa di veramente speciale, e quindi si finisce per per restare nei vecchi schemi, soliti posti, tutto ordinato, case di vacanza che riproducono fedelmente la casa di citta', tv e console a farci compagnia. Risultato: stress, noia, litigi, voglia di rituffarsi nel tran tran invernale.

Ma quest'anno cambiamo le cose, scegliamo almeno una cosa da fare che sia per noi  importante e desiderabile fare, prendiamola come una vacanza di salute, per guarire dalla stanchezza annuale e' necessario dedicare del tempo ad un' attivita' "pacevole e non obbligata". Che sia leggere o fare windsurf, passeggiare in montagna o arrostirsi al sole, diamo dignita' e valore a cio' che ci fa bene, perche' cosi' ne gode anche la nostra famiglia, ed insegniamo ai bambini/ragazzi una lezione importante, che il piacere non muore dopo i 18 anni e che anche i genitori hanno diritto a esprimere e realizzare i propri piccoli ma importanti bisogni/desideri.
Come conciliare le esigenze di tutti? Ritorniamo all'esempio iniziale, dei giovanissimi che organizzano la loro vacanza: cartina alla mano, tenda sulle spalle, pochi soldi in tasca, sono capaci di fare meravigliose esperienze, perche' gli basta la  buona compagnia e la voglia di viaggiare, scoprire, sovvertire regole e orari, e lasciarsi andare.

Ecco, lasciatevi andare, focalizzate cio' di cui avete bisogno e sicuramente troverete una accordo con i vostri compagni di viaggio, altrettanto felici di poter trascorrere questi  momenti speciali insieme a voi.

venerdì 6 maggio 2011

LA SOLITUDINE, che dolore immenso!

Spesso rifletto con i miei clienti sul senso della solitudine. Definiamola genericamente e superficialmente come l'assenza di relazioni affettive, amicali o sentimentali. Ma non basta, a volte le relazioni ci sono ma non sono soddisfacenti, ci sentiamo ugualmente soli. E allora definiamola come la mancanza di relazioni di affetto, intimita' e complicita'. E poi ci chiediamo: perche' non abbiamo costruito queste relazioni?
Ma soprattutto, esistono o e' la solita utopia - in fondo siamo tutti soli ecc...?

Cio' che suggerisco quando mi viene chiesto se esiste il vero amore, la vera amicizia,  il lavoro che ci realizza, il benessere psichico, e':
" non chiederti se esiste, tanto non puoi farne a meno, quindi vai a prendertelo!"

Possiamo realizzare i nostri desideri, ma dobbiamo conferirgli dignita'!
Se la condizione di solitudine ci crea sofferenza, e al contrario desideriamo vivere rapporti intensi, non accontentiamoci e andiamo verso cio' che ci piace e ci serve.
La natura ci insegna che le due cose sono spesso complementari, piacere e utilita'.
Pensiamo al piacere del bimbo che si alza sulle gambette per la prima volta, impara a camminare ma prima ancora gode del suo corpo e del movimento. Cosi' gli amici sono fonte di divertimento ma anche di confronto, apprendimento e crescita emotiva.
L'amore poi e' l'esplorazione per eccellenza, un viaggio intenso e sorprendente dentro noi stessi e nel mondo dell'altro, ed il piacere si declina in molti modi in questa circostanza.
Perche' rinunciarci? Impariamo dai bambini, cadono ma non smettono mai di camminare!

Poco per volta comincio a vedere chiaro sul più universale difetto del nostro genere di formazione e di educazione: nessuno impara, nessuno tende, nessuno insegna − a sopportare la solitudine.(Friedrich Nietzsche, Aurora, 1881)