In primis dall'uso, ovvero quale problema vogliamo risolvere con essa.
lunedì 23 aprile 2012
La Terapia di coppia
In primis dall'uso, ovvero quale problema vogliamo risolvere con essa.
giovedì 24 novembre 2011
Il sesso dopo la nascita del figlio
La maternita, come la paternita', e' un'esperienza coinvolgente e sconvolgente che mette a dura prova l'equilibrio di coppia, dal punto di vista fisico, psicologico e sociale. Le abitudini della coppia sono completamente stravolte, il tempo a disposizione si riduce enormemente e cosi' ogni uomo e donna opera una selezione delle attivita' alle quali si dedicava in precedenza. Le mamme magari rinunciano alla palestra, i papa' allo stadio, poi riducono le uscite serali, incontrano meno gli amici, le giornate sono scandite dalle esigenze del piccolo arrivato, ovvero la preparazione delle pappine, il riposino, la visita pediatrica, e tutto il resto finisce in secondo piano.
I primi mesi gioca un ruolo importante anche la stanchezza fisica, le notti in bianco e le giornate convulse, tra lavoro e casa, sottopongono le donne a forte stress fisico e mentale, e a seconda del suo stato di coinvolgimento, anche il papa'. Stressati, stanchi e assonnati, la passione sessuale si assopisce, eppure la spiegazione non e' cosi' semplice e scontata.
Una riduzione del desiderio e' comprensibile per alcuni mesi, cosi' come la percezione della donna di essere "una sorta di oggetto destinato alla nutrizione del cucciolo" e non un oggetto sessualmente appetibile. Anche per l'uomo l'immagine della donna cambia, la vede trasformarsi nel corpo, magari cambiare le forme in modo non sempre piacevole, la identifica con "la mamma buona e disponibile" e non piu' con "la tigre appassionata" che incontrava a letto.
Abbiamo cosi' intravisto due problemi essenziali che ostacolano la vita sessuale, uno e' il tempo ridotto, l'altro consiste nell' immagine della donna - e di conseguenza dell'uomo - che si identifica con la santita' della madre e non con la carnalita' della donna.
Per aggirare questi ostacoli serve la volonta' di riavere un equilibrio sessuale e la consapevolezza che la maternita' non segna il confine tra femminilita' e maternita', bensi' rappresenta un nuovo stadio della vita dove diverse funzioni vanno ad integrarsi.
Considerati questi primi due aspetti, vanno ad aggiungersi tanti altri fattori personali e di coppia. Se la sessualita' di coppia viveva gia' in precedenza un periodo di stanchezza, la maternita' puo' rappresentare una scusa perfetta per evitare incontri notturni poco gratificanti.
Ancora piu' seria e' la situazione quando le difficolta' di comunicazione della coppia si riflettono sulla vita intima, ovvero la freddezza sessuale diventa un messaggio per il partner, sia da parte della donna che dell'uomo, del tipo "mi trascuri, questo mi fa arrabbiare e quindi non voglio concedermi' oppure " tanto pensi solo al bambino, di me non hai piu' voglia" e ancora "visto che mi lasci sola tutto il giorno, non sono disponibile per te la notte".
E' indispensabile quindi distinguere le difficolta' oggettive da quelle soggettive, e si puo' iniziare distinguendo la mancanza di occasioni dalla mancanza di desiderio. Se marito e moglie non riescono a dormire insieme perche' il bimbo piange la notte, non significa che non abbiano voglia di toccarsi, abbracciarsi o darsi piacere, basti ricordare quanto poteva essere eccitante il sesso occasionale e scomodo della gioventu', per niente sminuito dalle difficolta' di alloggio o tempo. A volte invece il nascituro diventa il muro autorizzato che la coppia costruisce al fine di allontanarsi fisicamente in piena incoscienza.
Quando il desiderio e' presente, spesso deve superare una serie di ostacoli messi apposta per provarne l'autenticita' e la purezza, come una prova d'amore che soprattutto le donne chiedono ai propri partner. Quando la donna fatica a concedersi del tempo per se', ancor meno si concede dei momenti di puro piacere - perche' le sembra di trascurare il figlioletto - e quindi vorrebbe che anche il partner mostrasse:
- a) lo stesso senso di colpa;
- b) la stessa difficolta' a lasciarsi andare
- c) comprensione per la rigidita' della compagna
Se invece il partner mostra desiderio e volonta' di approccio, mostrando insofferenza per la reticenza femminile, la donna si sente mortificata, per la sua inadeguatezza , e arrabbiata allo stesso tempo per la mancanza di tatto maschile, sentendosi costretta a fare qualcosa che non desidera. E' necessario allora che la donna si confronti con l'uomo senza vantare una superiorita' ne' percependosi in difetto " io mi curo di nostro figlio quindi si fa quello che voglio io"/"se non sono attiva come prima, mi tradira' di sicuro" e trovando dentro di se' il senso piu' profondo di una caduta del desiderio sessuale, senza nascondersi dietro gravidanza e maternita'.
L'uomo al contempo deve comprendere che per la donna la maternita' puo essere vissuta come un ruolo principale, come un lavoro a tempo pieno che occupa tutta la sua mente, e quindi e' suo compito aiutare la compagna a ritagliarsi un po' di tempo per se', per il sesso ma non solo, sostenendola e spalleggiandola quando i suoi desideri tornano finalmente a galla, che sia desiderio di una manicure o una passeggiata, un cinema o una serata romantica. Quanto prima la maternita' viene concepita come un elemento da integrare con altri, tanto prima il pensiero ed il desiderio potranno concentrarsi sui diversi aspetti della vita.
giovedì 29 settembre 2011
Cosa fa lo psicologo
mi chiamo Gaia Camporeale, sono una Psicologa, psicoterapeuta, ad orientamento sistemico-relazionale, lavoro quindi con Individui, Coppie, Bambini ma anche con Famiglie intere.
Utilizzo lo strumento del Colloquio per scoprire, con i miei Clienti, la causa dei loro Problemi, siano essi di natura Personale o Familiare, ed insieme sviluppare le Soluzioni, le Risposte alle loro richieste!
Cosa fa lo psicologo ?
Troppo spesso la Psicologia viene accostata allo star male, alla debolezza della mente, all’inquietudine senza risposta, alla diversità, alla sofferenza mentale ma come potrete appurare nelle diverse sezioni, la Ricerca di se stessi, l’aspirazione a migliorarsi andando nella direzione della libertà psicologica, la volontà di comprendersi e comprendere gli altri che ci circondano è l’unico vero denominatore comune di tutti coloro che si rivolgono alla Psicologia e alle sue competenze.
Nel mio caso, attraverso il Colloquio, ogni persona riesce ad entrare in contatto con se stessa, facendo emergere quelle problematiche che la rendono infelice. Insieme si costruisce un percorso per raggiungere la piena soddisfazione e totale libertà=felicità!
Sembra molto semplice…in effetti una consulenza/terapia psicologica non è nulla di impossibile, seguendo i tempi e le richieste di ogni persona, con il massimo del rispetto, tutti possono raggiungere i propri obbiettivi!
La Sofferenza è un segnale d’aiuto a cui dobbiamo rispondere .
Continua la lettura sul mio sito per avere piu' notizie riguardo la Terapia Familiare
giovedì 22 settembre 2011
Coppie e fallimenti d'amore
Le coppie che si presentano in terapia sono spesso avvilite e disperate, dopo anni di litigi e incomprensioni, ricevuto l'ennesimo scossone, uno dei due si arrende e cerca di abbandonare la nave che affonda, mentre l'altro cerca ancora - o per la prima volta seriamente! - di salvare la coppia.
La convinzione che spesso vede distanti i partner e' sulla recuperabilita' del rapporto, e non solo, anche sulla bonta' di questo rapporto, ovvero non solo recuperare ma migliorare, altrimenti meglio "soli che male accompagnati". Se uno dei due e' convinto definitivamente che il partner non lo/la fara' mai felice, recarsi in terapia spesso e' solo un atto formale, dovuto al compagno/a per dimostrare di aver tentato tutto!
Eppure anche nei casi disperati, la terapia puo' servire moltissimo!
Spesso infatti le coppie raccontando la loro storia, dagli esordi ai piu' recenti sviluppi, descrivono la parabola dell'amore dall'apice fino all'inferno, evidenziando una scelta del partner "viziata", modalita' rigide nella coppia, ripetizioni infinite di atteggiamenti non funzionali, eredita' psicologiche familiari che ostacolano la vita di coppia. Insomma, se la storia va a finire male, non dipende solo " dagli errori del partner", ma da un modo disfunzionale di stare in coppia, da errori di base che influenzano e determinano la malriuscita del rapporto, per sempre. Come in un addizione, se cambiamo solo l'ordine degli addendi, il risultato non cambia. Quindi anche il futuro sara' uguale al passato, perche' ogni individuo che non comprende le difficolta' ed errori del passato e del presente, tendera' a riprodurre gli stessi scenari nel futuro.
Quando le persone che mi consultano mi chiedono se vedo un futuro per la loro coppia, rispondo sempre che il futuro e' il frutto del lavoro fatto nel presente:" raccogliete quello che seminate". Se il presente e' triste e disperato, evidentemente la coppia, ai giri di boa fondamentali, si e' persa, scegliendo percorsi sbagliati e perdendo terreno nei confronti del tempo e della vita.
Ma comprendere il senso del percorso fatto dalla coppia, consente di raggiungere 3 obbiettivi:
1) ristabilire un rapporto rispettoso e sereno con il partner, preludio ad una riconciliazione ma anche condizione necessaria per una separazione civile e amichevole;
2) comprendere quegli "errori di impostazione che tendono a far crescere sempre l'albero storto", ovvero gli schemi mentali, le aspettative, l'immagine di noi stessi e degli uomini/ donne, che incanalano il rapporto sempre su un binario morto;
3) entrare in contatto profondo con se stessi, in modo da " percepire chiaramente cosa voglio e come ottenerlo", senza tabu' o giudizi colpevolizzanti, senza nascondersi dietro il partner "capro espiatorio" dei nostri insuccessi, piuttosto prendendo in mano il proprio destino.
Il terapeuta conduce le coppie alla ricerca delle origini, per mostrare ad entrambi che ogni evento della loro storia e' stato direzionato - quasi inconsapevolmente - al fine di :
1)autenticare aspettative inconsce,
2) allontanare antiche e profonde paure
3)soddisfare un occulto mandato familiare.
Un esempio di aspettativa inconscia e' quando una donna, gelosissima del marito farfallone, scopre di aver scelto quel partner perche', prevedendo che prima o poi tutti gli uomini lascino le mogli, meglio scegliere un uomo che molto evidentemente ha atteggiamenti abbandonici, cosi' quando accadra', la delusione sara' minore.
Un esempio di scelta del partner
quando lui/lei viene scelto perche' e' rassicurante di contro alla paura di essere lasciati, quando lui/lei protegge il compagno/a dalla paura della depressione, oppure quando il partner promette una sicurezza economica di contro alla paura della poverta', o quando lui/lei ha un eta' ben inferiore al partner allo scopo di allontanare la paura della vecchiaia e della morte, e cosi' via.
Piu' complicato ma sempre presente e' il meccanismo del mandato familiare da soddisfare, gli esempi sarebbero innumerevoli, come questi tipici:
" sii una donna amazzone, usa l'uomo e poi sottomettilo, allontana la femminilita' " oppure
"sposati e fai figli ma ricorda che la tua unica famiglia siamo noi, i tuoi genitori, quindi prima o poi dovrai tornare a casa" oppure
"il matrimonio e' un atto sociale e formale, i sentimenti non vi appartengono, quindi cerca l'affetto altrove" e via dicendo.
E' chiaro che, con queste premesse occulte nella testa e nel cuore, la coppia diventa un campo di battaglia tra presente e passato, tra famiglie ormai scomparse e famiglie attuali mai nate, il fallimento non e' casuale, anzi, e' il frutto di un lavoro sottile che ha origine nell'infanzia.
Con l'aiuto del terapeuta queste storie si mostrano, si spiegano e danno un senso alla incomprensibile incomunicabilita' della coppia, alla tendenza distruttiva nonostante la volonta' costruttiva; inoltre con queste informazioni e' possibile finalmente comprendere dove gli individui vogliono realmente andare e come arrivarci, qualunque sia la meta essa e' raggiungibile perche' nessuna forza inconscia vi si oppone, la luce del sole "a scopo di allontanare antiche paure", accade rischiara tutti i meccanismi mettendo la coppia in condizione di ri-costruirsi con presupporti nuovi, funzionali alla crescita e scevri da antiche influenze.
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lunedì 29 agosto 2011
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martedì 2 agosto 2011
Arriva l'estate, con essa la paura di viaggiare, volare e altre fobie
Sembra strano che uno dei momenti piuʼ attesi dellʼanno, la vacanza estive, faccia esplodere tutta una serie di paure, latenti durante lʼanno. Eppure eʼ cosiʼ, la paura di viaggiare, in macchina ma anche in treno, aereo, nave, si scatena con ansie anticipatorie e tachicardia costante.
Al solo pensiero dellʼautostrada infuocata, del charter che ci aspetta in pista o dellʼacqua che ci separa dalla meta estiva, molte persone - uomini e donne - hanno pensieri funesti, di tragedie annunciate e difficoltaʼ insormontabili.
La fantasia prende il sopravvento, gli scenari sono spaventosi, in testa cʼè solo la paura di morire, e quindi altro che vacanza!
La prima cosa da evidenziare è che queste paure incontrollabili possono presentarsi allʼimprovviso, senza apparente motivo, anche dopo anni di viaggi sereni e felici; non sono legati quindi alla novità del mezzo di locomozione, nè ad eventuali traumi legati al mezzo stesso: avere paura dopo un atterraggio di emergenza è prevedibile, dopo un incidente dʼauto o in treno comprensibile, ma la fobia è decisamente cosa diversa.
Innanzitutto i sintomi sono diversi: inizialmente pensieri ossessivi per avere il controllo della situazione - "che faccio se perdo il passaporto, se dimentico le chiavi di casa, se entrano i ladri ecc..." ne sono una dimostrazione! - poi una serie di sintomi fisici che vanno dall'ansia al terrore, dal batticuore alla tachicardia, dal desiderio di scappare alla fuga vera e propria, fantasie di morte che portano in extremis anche allo svenimento o stato di shock.
E anche le condizioni che scatenano i sintomi sono apparentemente comuni e innocue, ovvero il nostro corpo, gia' in preallarme, reagisce con violenza a stimoli "normali" quali la notizia in televisione che parla di viaggi andati male, oppure un piccolo rumore avvertito in viaggio diventa il segnale premonitore del prossimo disastro.
Essere cauti, attenti, previdenti va benissimo, ma l'ansia fobica di cui parliamo non serve a metterci al riparo da inconvenienti spiacevoli, piuttosto esprime due cose:
1) ci siamo avvicinati al viaggio con ansia, stress e stanchezza fisica, e con lo spirito del soldato che va alla guerra, una costrizione alla quale ci si sottopone malvolentieri!
2) ci sentiamo a disagio fuori dal nostro contesto, casa e lavoro, famiglia, posti noti, insomma non abbandoniamo volentieri la tana, perche' ci si aspettiamo solo il peggio dal mondo esterno!
Questi improvvisi attacchi d'ansia, paure incontrollabili e simili, servono a metterci al riparo da eventi potenzialmente destabilizzanti! Facciamo qualche esempio estremo.
La vacanza estiva rappresenta spesso il momento del "piacere", o perlomeno stimola le fantasie legate ad ogni tipo di piacere, da quello sessuale a quello affettivo o di puro divertimento, e quindi una giovane ragazza in viaggio con il nuovo fidanzatino potrebbe cercare, grazie alla fobia, di tirarsi indietro rispetto ai propri desideri sessuali, oppure evitare esperienze pericolosamente divertenti che la fuorvierebbero dal suo bisogno di
autocontrollo. Come la timida ragazza teme di esplorare il mondo del piacere cosi' una donna insoddisfatta potrebbe temere la liberta' e il contatto sociale, che normalmente controlla nel suo ambiente, e che in situazioni nuove potrebbero stimolare pensieri e desideri sopiti.
Discorso simile per gli uomini, che spesso rifuggono da viaggi e spostamenti perche' temono di trovare fuori casa cio' che non hanno e che invece desiderano, ovvero temono "di amare la liberta' e desiderare di fuggire via". Per molti uomini scatta anche l'ansia da " adesso dipende tutto da me", ovvero temono che qualsiasi inconveniente accada richieda il loro intervento, e quindi la paura di non essere all'altezza. Nell'idea di dover pensare a tutto e tutti, la vacanza comporta troppe variabili incontrollabili, quindi meglio limitarla nel tempo e nello spazio. Sempre lo stesso albergo, stessa localita', in tempi non affollati, dopo aver controllato meteo, previsioni e bollettini, con l'ansiolitico in tasca e con il pensiero "..tanto e' solo per una settimana". Spesso sono persone che temono il contatto sociale, trovarsi a stretto contatto con estranei gli crea disagio, tensione e aggressivita' mal celata.
Il primo passo da fare per risolvere queste ansie e' RICONOSCERLE, ovvero ammettere con se stessi che il sintomo ci protegge da desideri, pensieri e fantasie considerate inaccettabili o spaventose.
Poi bisogna esaminare queste fantasie e paure annesse, capire se sono determinate da fattori attuali - ad es. legate ad un matrimonio in crisi - o legate al quando inconsapevolmente abbiamo appreso messaggi del tipo :
"...non divertirti troppo e pensa sempre a mamma e papa' soli a casa a litigare..."
oppure
"...se ti allontani ti accadra' qualcosa di terribile, solo a casa sei al sicuro..."
"...siamo sempre rimasti tutti a casa insieme, perche' adesso ci tradisci e cerchi altro?"
E cosi' via, tante ansie servono ad esaudire richieste, implicite o esplicite, di chi ci circonda, e allo stesso tempo ci sollevano dalla responsabilita' di affrontare le nostre e altrui paure. Quando queste connessioni sono svelate, ognuno puo' cercare una strategia piu' sana ed efficace per "conversare con la paura e venire a patti con essa".
Allora partire non sara' piu' percepito a livello profondo come tradire, abbandonare, dimenticare, rendersi indipendenti a scapito di qualcun'altro, contraddire richieste regole, ma piu' semplicemente come seguire la propria natura di uomini/donne liberi di esplorare e fare esperienza.
lunedì 6 giugno 2011
Nuovo Articolo sul Ruolo della donna
Il ruolo della donna
